CONTESTO
FUNZIONE
Mauthausen fu uno dei più duri campi di concentramento nazisti. A Mauthausen e nei sui campi satellite giungono deportati che appartengono a diverse nazionalità: ci sono polacchi, ungheresi, spagnoli, sovietici, francesi, belgi, olandesi, italiani; vi sono anche numerosi ebrei, Rom e Sinti e “triangoli rosa”, ovvero prigionieri internati per il loro orientamento sessuale.
CONDIZIONI
Le condizioni di vita nel campo erano estremamente dure, con lavoro forzato, malnutrizione, torture ed esecuzioni sommarie: complessivamente saranno oltre 230 mila i deportati, la metà circa dei quali saranno uccisi (si stima che circa 10 mila saranno assassinati nelle camere a gas di Mauthausen). Gli italiani deportati saranno ultre 7.200 e circa il 60% fra loro perderà la vita.
DEPORTAZIONE DEI RESISTENTI VERONESI
ARRESTI E DEPORTAZIONI
Durante l'occupazione nazifascista, numerosi partigiani e civili sospettati di sostenere la resistenza furono arrestati a Verona. Molti di questi furono deportati a Mauthausen e nei suoi sottocampi, come Gusen e Ebensee.
Secondo i dati riportati sul sito https://daveronaailager.com/ i veronesi deportati in questo lager sono stati 172: 101 fra loro sono stati uccisi e i sopravvissuti hanno raccontato che per loro gli americani sono arrivati qualche giorno prima della morte.
I mesi che hanno preceduto la liberazione del 5 maggio 1945 sono stati terribili: dei 39 veronesi giunti con l'ultimo trasporto, quello di inizio febbraio, l'80% non sopravviveranno.
OPERAZIONI DI POLIZIA E SS
Le operazioni di rastrellamento condotte dalla polizia nazista e dalle SS erano mirate a smantellare le reti della resistenza. I prigionieri catturati erano spesso inviati direttamente nei campi di concentramento senza processi formali.
TESTIMONIANZE E MEMORIE
SOPRAVVISSUTI
Le testimonianze dei pochi sopravvissuti ai campi di concentramento, inclusi ex partigiani e civili veronesi, sono fondamentali per comprendere le atrocità commesse e per preservare la memoria storica. Queste testimonianze sono spesso raccolte in libri, documentari e archivi storici.
IMPATTO SULLA COMUNITÀ
PERDITA DI VITE
La deportazione a Mauthausen e in altri campi di concentramento ha comportato la perdita di numerose vite nella comunità veronese. Le famiglie hanno perso cari, amici e compagni di lotta, lasciando un vuoto difficilmente colmabile.
COMMEMORAZIONE
La città di Verona, come molte altre città italiane, celebra il Giorno della Memoria il 27 Gennaio, istituito con questi obiettivi: "La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, «Giorno della Memoria», al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. "
Per una settimana Piazza Bra ospita il Carro della Memoria, uno dei vagoni ferroviari utilizzati per le deportazioni verso i lager nazisti.
PIETRE D'INCIAMPO
Questi piccoli monumenti, inseriti nel pavimento delle strade vicino alle ultime residenze note delle vittime della deportazione nazista, sono stati posati anche a Verona e in molti Comuni della provincia in memoria dei deportati.
A Verona e provincia le pietre posate alla data di gennaio 2026 sono 43: 5 a Verona, 3 a Dolcè, 8 a Isola della Scala, 13 a Sommacampagna, 1 a Trevenzuolo, 12 a Villa Bartolomea, 1 a Bosco Chiesanuova.
IL COMITATO VERONESE PER LE PIETRE D’INCIAMPO
A Verona è attivo un comitato formato da tutte le associazioni legate in qualche modo alla memoria della Resistenza, di tutte le Deportazioni, dell’Antifascismo.
Il Comitato, allo scopo di rafforzare una memoria comune delle persecuzioni nazi-fasciste, si impegna a promuovere l’iniziativa sul territorio provinciale, a raccogliere e vagliare le richieste, da Comuni e da singoli cittadini, e ad inoltrare la richiesta di realizzazione delle Pietre all’Artista Gunter Demnig.
Le associazioni aderenti al Comitato:
ANED – Associazione Nazionale Ex-Deportati nei Lager Nazisti – Sezione di Verona
ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Comitato Provinciale di Verona
ANPPIA – Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti
IVrR – Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea
IVRES – Associazione veronese di documentazione, studio e ricerca
rEsistenze
Movimento Nonviolento Verona
Comunità Ebraica di Verona e Vicenza
Associazione Figli della Shoah
Confederazioni Sindacali Cgil, Cisl, Uil
Alcune delle Pietre d'inciampo posate a Verona e Provincia, che aiutano a comprendere la complessità delle deportazioni.
Gedeone Corrà, figlio di Rodolfo e Angela Serafini, nasce a Salizzole (Verona) il 18 settembre 1920. Studente universitario, risiede a Isola della Scala (Verona) ed è celibe. Partigiano del Battaglione “Lupo” (Brigata “Anita”), fa parte della Missione militare R.Y.E. (servizio informazioni) ed è membro del Comitato di Liberazione Nazionale di Isola della Scala. Viene arrestato dai fascisti (Brigate Nere) assieme alla Gendarmeria tedesca a Campagnol di Salizzole il 22 novembre 1944 e portato al Comando tedesco di Tarmassia (Verona) dove viene interrogato e torturato. Viene poi trasferito al Comando delle Brigate Nere di Verona ed infine, il 1° dicembre 1944, presso il Palazzo INA (sede del Comando Generale SS e Polizia di Sicurezza – Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienst / B.d.S Italien). Il 5 dicembre 1944 viene trasferito nel Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei – und Durchgangslager Bozen). Su disposizione del BDS di Verona (Befehlshaber der Sicherheitspolizei und des Sicherheitsdienstes – Comandante della Polizia di Sicurezza e Servizi di Sicurezza), viene deportato nel Campo di concentramento di Flossenbürg il 19 gennaio 1945 (trasporto n° 118). All’arrivo, il 23 gennaio 1945, gli viene assegnato il numero di matricola 43566 e viene classificato come deportato per motivi politici (POL – Politisch). Muore a Flossenbürg il 16 marzo 1945 e viene sepolto nel Cimitero del campo di concentramento (Lager Friedhof) in fossa comune.
Armando Di Pietro, nasce a Potenza il 27 maggio 1901. Maresciallo dell’esercito. Coniugato e padre di due figli, risiede a Verona. Militare membro di una rete informativa alleata (“Reseaux Rex”). Nell’ottobre del 1943 si unisce alla brigata partigiana “Verona”, ma viene destinato ai collegamenti fra la Resistenza e le truppe alleate. Il 24 aprile 1944 è arrestato dai fascisti, che lo pedinano da tempo: viene condotto prima a Verona, poi San Vittore e infine, il 9 giugno 1944, al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1608. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto solo grazie al numero di matricola e a una lettera. È sepolto a Verona.
Gilda Forti, figlia di Leopoldo e Emilia Basevi, nasce a Verona il 27 giugno 1896. Risiede a Verona, dove viene arrestata il 25 novembre 1944 per poi essere internata nel Campo di concentramento e transito di Bolzano (Polizei – und Durchgangslager Bozen). Viene deportata nel Campo di concentramento di Ravensbrück il 14 dicembre 1944 (trasporto n° 112) dove arriva il 20 dicembre 1944. Muore a Ravensbrück in data ignota.
Il 16 maggio 1945, in occasione del rimpatrio del primo contingente di deportati, quello sovietico, si tenne sul piazzale dell’appello una grande manifestazione antinazista, al termine della quale fu approvato il testo di questo appello
Si aprono le porte di uno dei campi peggiori e più insanguinati: quello di Mauthausen. Stiamo per ritornare nei nostri paesi liberati dal fascismo, sparsi in tutte le direzioni. I detenuti liberi, ancora ieri minacciati di morte dalle mani dei boia della bestia nazista, ringraziano dal più profondo del loro cuore per l’avvenuta liberazione le vittoriose nazioni alleate, e salutano tutti i popoli con il grido della libertà riconquistata. La pluriennale permanenza nel campo ha rafforzato in noi la consapevolezza del valore della fratellanza tra i popoli. Fedeli a questi ideali giuriamo di continuare a combattere, solidali e uniti, contro l’imperialismo e contro l’istigazione tra i popoli. Così come con gli sforzi comuni di tutti i popoli il mondo ha saputo liberarsi dalla minaccia della prepotenza hitleriana, dobbiamo considerare la libertà conseguita con la lotta come un bene comune di tutti i popoli. La pace e la libertà sono garanti della felicità dei popoli, e la ricostruzione del mondo su nuove basi di giustizia sociale e nazionale è la sola via per la collaborazione pacifica tra stati e popoli. Dopo aver conseguito l’agognata nostra libertà e dopo che i nostri paesi sono riusciti a liberarsi con la lotta, vogliamo: conservare nella nostra memoria la solidarietà internazionale del campo e trarne i dovuti insegnamenti; percorrere una strada comune: quella della libertà indispensabile di tutti i popoli, del rispetto reciproco, della collaborazione nella grande opera di costruzione di un mondo nuovo, libero, giusto per tutti; ricorderemo sempre quanti cruenti sacrifici la conquista di questo nuovo mondo è costata a tutte le nazioni. Nel ricordo del sangue versato da tutti i popoli, nel ricordo dei milioni di fratelli assassinati dal nazifascismo, giuriamo di non abbandonare mai questa strada. Vogliamo erigere il più bel monumento che si possa dedicare ai soldati caduti per la libertà sulle basi sicure della comunità internazionale: il mondo degli uomini liberi! Ci rivolgiamo al mondo intero, gridando: aiutateci in questa opera! Evviva la solidarietà internazionale! Evviva la libertà!
INFO
Indirizzo : lager Mautahusen